Ricambio generazionale

Veneto, quasi un pensionato ogni occupato: Verona tra le migliori

Nei prossimi quattro anni il territorio dovrà sostituire 291.200 persone; Rovigo resta l’unica provincia locale con saldo negativo.

Veneto, quasi un pensionato ogni occupato: Verona tra le migliori

Il rapporto tra occupati e pensioni in Italia si avvicina sempre più alla parità. Nel 2025 i lavoratori attivi saranno 24,1 milioni, mentre le pensioni erogate raggiungeranno quota 23,2 milioni. Il dato, elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, fotografa un cambiamento profondo rispetto agli anni Ottanta, quando per ogni pensionato si contavano circa tre occupati.

Alla base della trasformazione ci sono il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita. Il fenomeno è destinato a incidere anche sul mercato del lavoro: tra il 2025 e il 2029 circa 3 milioni di persone lasceranno l’attività per andare in pensione. Oltre 2,2 milioni di queste uscite riguarderanno le regioni del Centro-Nord, dove molte imprese segnalano già difficoltà nel reperire personale qualificato.

Il quadro del Veneto

Il Veneto è tra le regioni più esposte al ricambio generazionale. Secondo le stime della Cgia, nei prossimi quattro anni la domanda di sostituzione raggiungerà 291.200 persone, il terzo valore più alto in Italia dopo Lombardia e Lazio. Di queste, 164.600 saranno lavoratori dipendenti del settore privato.

Nonostante l’elevato numero di uscite previste, la regione conserva un saldo positivo tra occupati e pensioni. Nel 2025 il Veneto conterà 2.201.570 occupati a fronte di 1.850.128 pensioni, con una differenza favorevole di 351.442 unità. Il dato colloca il territorio al terzo posto nazionale, alle spalle di Lombardia e Lazio.

Verona tra le province con il saldo migliore

In questo quadro si distingue la provincia di Verona, che nel 2025 avrà 421.819 occupati e 338.216 pensioni. Il saldo positivo sarà quindi pari a 83.603 unità, il sesto risultato migliore a livello nazionale e il più alto tra le province venete comprese nello studio. Davanti figurano soltanto Milano, Roma, Brescia, Padova e Firenze.

Risultati positivi emergono anche nelle altre principali province della regione: Padova registra 88.036 occupati in più rispetto alle pensioni, Treviso 67.554, Vicenza 59.332 e Venezia 58.781. Fa eccezione Rovigo, una delle 11 province del Nord Italia nelle quali il numero delle pensioni supera quello degli occupati, con un saldo negativo di 5.652 unità.

Per la Cgia, l’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida soprattutto per le piccole e micro imprese. La riduzione della forza lavoro disponibile potrebbe infatti limitare la capacità produttiva e rendere più difficile trovare competenze specializzate. Per attenuare gli effetti delle uscite previste, lo studio indica la necessità di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne.

Anche la spesa pensionistica è prevista in crescita: dopo i 351,8 miliardi di euro stimati per il 2026, dovrebbe raggiungere 388,6 miliardi nel 2029, con un aumento del 10,5%. Il progressivo pensionamento di una parte consistente della forza lavoro renderà quindi ancora più centrale il ricambio nel tessuto produttivo italiano, veneto e veronese.