Caro bollette

A Verona l’inflazione sale al 4,5%: energia e cibo più cari

Dati Istat: rincari annui soprattutto per abitazioni, trasporti e ortofrutta, con timori per l’inverno

A Verona l’inflazione sale al 4,5%: energia e cibo più cari

A Verona l’inflazione annua ha raggiunto il 4,5% a settembre 2026, in aumento rispetto al 3,8% registrato ad agosto. A livello nazionale la crescita dei prezzi si è attestata al 4,2%, contro il 3,3% del mese precedente. I dati sono quelli ufficiali dell’Istat, diffusi dall’Ufficio Statistica del Comune e validati dalla Commissione comunale per la rilevazione dei prezzi.

La voce che ha registrato l’aumento più marcato in città è quella relativa ad abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, con un incremento annuo del 13,1%. Seguono i trasporti, in crescita del 7,6%, e i servizi di ristorazione e alloggio, saliti del 3,8%. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche hanno segnato un aumento medio del 2,3%, mentre la sanità è cresciuta del 3%. Nel quadro nazionale, secondo la tabella dei dati territoriali, la divisione abitazione, acqua, elettricità e combustibili ha registrato un aumento dell’11,1% e quella dei trasporti dell’8,6%.

Energia, gli aumenti più pesanti

All’interno della spesa energetica, a Verona l’elettricità è aumentata del 18,3% rispetto a settembre 2025, il gas del 24,1%, i combustibili liquidi del 50% e la legna da ardere del 14,9%. Anche il confronto mensile evidenzia ulteriori rialzi: tra agosto e settembre l’elettricità è cresciuta del 2,8%, il gas del 5,6% e i combustibili liquidi del 2,3%.

Un ulteriore elemento di pressione sui bilanci familiari è rappresentato dall’aggiornamento delle tariffe comunicato da Arera. Nel quarto trimestre del 2026 la bolletta elettrica del cliente vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente. La variazione interessa circa tre milioni di clienti. Secondo Federconsumatori Verona, l’incremento potrebbe avere ricadute anche sul mercato libero nei mesi successivi.

Alimentari e spesa delle famiglie

Nel comparto alimentare, gli aumenti più rilevanti hanno riguardato alcuni prodotti freschi. A Verona la carne fresca, refrigerata o congelata è cresciuta del 5,1%, le uova del 7,3%, mentre le bacche fresche hanno registrato un aumento del 27,1%. Gli ortaggi a foglia o a stelo sono saliti del 19%, quelli a frutto del 23,4% e altri ortaggi freschi del 15%. In controtendenza, il burro e le altre materie grasse provenienti dal latte sono diminuiti del 14,5%, mentre gli agrumi freschi hanno perso il 13,8%.

Federconsumatori stima che, con l’inflazione attuale, la maggiore spesa annua possa raggiungere 1.402 euro per famiglia. L’associazione segnala inoltre aumenti medi rispetto al 2025 del 12% per i prodotti ortofrutticoli, del 7% per la carne e del 16% per le uova, con un rincaro del 52% per i pomodorini. Nella stessa analisi si rileva una riduzione dei consumi di carne e pesce e un maggiore ricorso ai discount.

Secondo l’associazione dei consumatori, la crisi internazionale, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, gli eventi climatici estremi e i costi di trasporto contribuiscono alla crescita dei prezzi. Federconsumatori chiede al Governo interventi nella prossima legge di bilancio, tra cui accise mobili, una rimodulazione dell’Iva sui beni essenziali, un bonus energia più ampio e misure contro la povertà energetica e alimentare.

Nel confronto tra le città italiane, Siracusa e Reggio Calabria hanno registrato l’aumento più elevato, pari al 5,3%, seguite da Vicenza con il 5,2%. Verona è all’ottavo posto, con una spesa aggiuntiva annua stimata in 1.250 euro per una famiglia media. Il Veneto è invece la regione con il maggiore incremento, pari al 4,4%, corrispondente a una spesa aggiuntiva di 1.191 euro.