La Procura di Verona ha iscritto nel registro degli indagati tre ufficiali dei carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia avvenuta il 14 ottobre 2025 a Castel d’Azzano. Ai militari viene contestato, in concorso, il reato di omicidio colposo plurimo per la morte di tre carabinieri durante l’intervento in un casolare occupato dai fratelli Ramponi.
Gli indagati sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell’Arma a Verona, il tenente colonnello Antonio Sframeli, ex comandante del Reparto operativo, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della Compagnia di Villafranca di Verona. La loro iscrizione nel registro degli indagati, riferita dall’Ansa, riguarda le responsabilità nella pianificazione e nella gestione del blitz.
La dinamica dell’esplosione
Nel corso dell’intervento, i fratelli Ramponi avevano saturato l’abitazione di gas. L’esplosione provocò il crollo dell’edificio e travolse i militari impegnati nell’operazione. Persero la vita Davide Bernardello, 36 anni, e Valerio Daprà e Marco Piffari, entrambi di 56 anni.
Secondo l’ipotesi investigativa, nella preparazione e nella conduzione dell’operazione potrebbero essere state commesse condotte riconducibili a negligenza, imprudenza e imperizia. L’inchiesta dovrà chiarire se le procedure adottate e le decisioni assunte prima e durante l’intervento abbiano contribuito all’esito mortale.
L’iscrizione emersa in udienza
La notizia dell’iscrizione dei tre ufficiali è emersa durante un’udienza davanti alla Corte d’Appello, nell’ambito del procedimento disciplinare avviato dalla Procura generale di Venezia. I due procedimenti, quello disciplinare e quello penale, riguardano profili distinti, ma prendono entrambi in esame la gestione dell’operazione.
L’indagine penale proseguirà ora con gli accertamenti sulle fasi che hanno preceduto l’ingresso nel casolare e sulle modalità con cui fu affrontata la situazione. Al centro dell’attenzione ci sono le informazioni disponibili prima del blitz, la valutazione del rischio legato alla presenza del gas e le decisioni operative adottate dai comandanti. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto di garanzia e non equivale a una responsabilità già accertata.