Si apre davanti alla Corte d’Assise di Verona il processo a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, accusati della strage avvenuta il 14 ottobre 2025 in un casolare di Castel d’Azzano. Nell’esplosione morirono tre carabinieri intervenuti nell’immobile per eseguire una perquisizione e un’operazione di sfratto.
Il dibattimento prende il via lunedì 26 ottobre. I tre imputati, di 66, 64 e 60 anni, devono rispondere di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale. Il procedimento dovrà ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare le eventuali responsabilità dei componenti della famiglia.
L’esplosione nel casolare
Secondo quanto emerso dalle indagini, il casolare di Castel d’Azzano sarebbe stato saturato di gas. All’interno sarebbero state collocate anche bombole e bottiglie molotov. La deflagrazione investì i militari impegnati nell’intervento, provocando la morte di Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra operativa di supporto del quarto Battaglione carabinieri Veneto.
Persero la vita anche Valerio Daprà, 56 anni, operatore dell’Aliquota di primo intervento, e Davide Bernardello, 36 anni. La vicenda ha profondamente colpito l’Arma dei carabinieri e il territorio veronese, dove si sono susseguiti i momenti di cordoglio per i militari caduti.
Le strategie difensive
Con l’avvio del processo, l’attenzione si concentra anche sulle strategie della difesa. Tra le ipotesi che potrebbero essere sottoposte alla Corte figura una perizia psichiatrica per gli imputati, richiesta che potrebbe essere avanzata nel corso del procedimento. Saranno quindi i giudici a valutare gli elementi raccolti e le posizioni dei tre fratelli nel processo sulla strage.