Il Veneto continua a fare i conti con una marcata carenza di precipitazioni. Ottobre si è chiuso con appena la metà della pioggia attesa e il deficit interessa anche Verona e la sua provincia, inserite in un quadro regionale caratterizzato da difficoltà per le falde acquifere, i corsi d’acqua e le riserve idriche accumulate in montagna.
A fotografare la situazione è l’ultimo Rapporto sulla risorsa idrica diffuso da Arpav. Nel corso del mese sono caduti mediamente in regione 60 millimetri d’acqua, a fronte dei 125 millimetri della media storica riferita al periodo 1991-2020. Il calo è quindi pari al 52 per cento.
Deficit diffuso nei bacini
La scarsità di precipitazioni riguarda tutti i principali bacini idrografici regionali. Le condizioni più difficili vengono segnalate nel Fissero-Tartaro-Canal Bianco, con un deficit del 66 per cento, nel Bacino Scolante, al 63 per cento, nel Brenta, al 56 per cento, e nell’Adige, al 54 per cento. Quest’ultimo dato interessa direttamente anche il territorio veronese.
Il bilancio resta negativo anche considerando il periodo compreso tra l’inizio dell’anno e il 31 ottobre. In Veneto sono caduti complessivamente 736 millimetri di pioggia, contro una media di 914 millimetri: all’appello mancano 178 millimetri, pari a un deficit del 19 per cento. Il dato si aggiunge alle difficoltà dell’anno idrologico 2025-2026, concluso a settembre con un ammanco complessivo di 257 millimetri.
Falde basse e poca neve
Particolarmente preoccupante è la situazione delle falde dell’alta pianura, che presentano livelli eccezionalmente bassi per il periodo. I valori risultano in linea con quelli dell’autunno 2022 o, in alcuni casi, ancora inferiori. Anche i principali fiumi veneti registrano portate nettamente inferiori alla norma: in ottobre i deflussi medi mensili sono rimasti sotto il quinto percentile quasi ovunque.
A peggiorare il quadro contribuiscono le temperature ancora superiori alla media nelle aree montane. Oltre i 2.000 metri, ottobre è stato il settimo mese consecutivo più caldo del normale, con scarti compresi tra uno e due gradi. La fusione quasi completa della già scarsa copertura nevosa nell’ultima settimana del mese ha infine lasciato quasi azzerate le riserve idriche nella neve.