L’Ulss 9 Scaligera ha ricostruito l’intervento di assistenza domiciliare avvenuto a San Giovanni Lupatoto, al centro di una segnalazione diffusa sui social e successivamente ripresa dalla consigliera regionale del Partito democratico Anna Maria Bigon. La vicenda riguardava un paziente di 90 anni, per il quale il medico aveva prescritto una terapia tramite flebo da effettuare nella propria abitazione.
Secondo la segnalazione, gli operatori si sarebbero presentati circa tre ore dopo l’orario atteso, lasciando l’anziano a digiuno dalle 8.30. L’azienda sanitaria ha però precisato che alla famiglia era stata comunicata una fascia oraria indicativa tra le 8.30 e le 11.30, senza fissare un momento preciso per l’accesso. Per questo motivo, secondo la ricostruzione dell’Ulss 9, non si sarebbe verificato alcun ritardo ingiustificato rispetto alla pianificazione del servizio.
La terapia e l’attesa a domicilio
La prescrizione medica prevedeva due somministrazioni alla settimana. Gli accessi erano stati concordati nelle giornate di mercoledì e sabato, una scelta definita in accordo con la famiglia per venire incontro alle esigenze dei figli del paziente. L’Ulss 9 ha inoltre chiarito che la terapia somministrata per via infusionale non richiedeva il digiuno.
Al paziente, secondo quanto riferito dall’azienda, non era mai stato indicato di astenersi dal cibo. Avrebbe quindi potuto alimentarsi e idratarsi prima dell’arrivo dell’operatore e anche durante l’attesa. Questo elemento, precisa l’Ulss 9, esclude che la permanenza a digiuno fosse una conseguenza delle modalità organizzative dell’intervento.
I supporti per la flebo
Un secondo aspetto della segnalazione riguardava l’assenza di un’asta per la flebo, l’utilizzo del chiodo di un quadro per appendere la sacca e la richiesta di nastro adesivo ai familiari. Anche su questo punto l’azienda sanitaria ha fornito chiarimenti sulle procedure adottate nell’assistenza domiciliare integrata.
I supporti fisici per le infusioni, ha spiegato l’Ulss 9, vengono assegnati prioritariamente ai pazienti oncologici e a quelli sottoposti a nutrizione parenterale totale che non sono in grado di alimentarsi autonomamente. Per gli altri assistiti, il ritiro dei materiali necessari è a carico dei familiari, compresa l’asta quando prevista.
Al momento dell’attivazione del servizio, il personale informa i familiari della necessità di procurarsi autonomamente il supporto. In assenza dell’asta, gli operatori adottano comunque soluzioni ritenute idonee a garantire la somministrazione in sicurezza e a preservare l’efficacia del trattamento. L’azienda ha concluso confermando l’impegno a garantire un’assistenza territoriale capillare e vicina alle esigenze delle persone fragili.