Cure a casa

Flebo al chiodo per un 90enne a San Giovanni Lupatoto

Segnalati tempi d’attesa, carenze operative e responsabilità trasferite ai parenti.

Flebo al chiodo per un 90enne a San Giovanni Lupatoto

Un episodio di assistenza domiciliare ha suscitato reazioni a San Giovanni Lupatoto, nel Veronese. La vicenda riguarda un anziano di 90 anni per il quale un medico aveva prescritto una flebo a domicilio. Secondo la denuncia resa pubblica sui social da Gianluca Poli, l’intervento era stato concordato per le 8.30, ma il personale sanitario sarebbe arrivato alle 11.45, lasciando il paziente fragile a digiuno per circa tre ore.

Al ritardo si sarebbe aggiunta la mancanza dell’attrezzatura necessaria per sostenere la sacca. Gli operatori, infatti, non avevano con sé l’asta porta-flebo e avrebbero chiesto inizialmente una scala, poi una scopa con il manico lungo. La soluzione finale sarebbe stata quella di rimuovere un quadro dalla parete e appendere la sacca a un chiodo rimasto scoperto.

La denuncia riferisce anche l’assenza di nastro o cerotto per fissare il tubo. Gli operatori avrebbero quindi domandato ai familiari se disponessero di nastro adesivo, utilizzando poi il materiale trovato in casa. Al termine dell’intervento, l’anziano sarebbe stato lasciato solo. Dopo altre tre ore, sarebbero stati i parenti a dover staccare la flebo e rimuovere l’ago.

La denuncia sul sistema regionale

Venuta a conoscenza dell’accaduto, la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon ha collegato l’episodio alla carenza di personale e agli investimenti ritenuti insufficienti nella sanità veneta. Secondo l’esponente politica, il peso dell’assistenza ricade sempre più sulle famiglie, chiamate a svolgere un ruolo centrale nella gestione delle persone non autosufficienti.

Bigon ha sottolineato che non si tratterebbe necessariamente di una responsabilità dei singoli operatori, ma del segnale di un sistema in difficoltà, con strumenti e tempi non adeguati a garantire sicurezza e dignità ai pazienti più fragili. Il caso di San Giovanni Lupatoto viene così inserito in una criticità più ampia, legata all’organizzazione dell’assistenza sul territorio e alla crescita dei bisogni sanitari e sociali.

I dati citati dalla consigliera descrivono una situazione complessa in Veneto. Sono circa 230mila gli anziani over 65 a rischio o già privi di autosufficienza, mentre nel 2023 la lista d’attesa per un’impegnativa di residenzialità ha registrato una media di 9.050 persone. Nello stesso periodo sarebbero state presentate circa 754 nuove domande ogni mese dopo la valutazione Svama.

Le proposte per la non autosufficienza

La rete regionale dispone, secondo i numeri richiamati da Bigon, di circa 31mila posti letto autorizzati, dei quali 24.419 finanziati dal fondo pubblico, oltre a 20mila impegnative domiciliari e circa 84.500 badanti. Per la consigliera, tuttavia, queste risorse non sarebbero più sufficienti a sostenere l’aumento della domanda, aggravato dalla crescita delle patologie croniche e della solitudine tra gli anziani più avanti con l’età.

In vista della prossima manovra regionale, Bigon ha indicato tre priorità: un piano straordinario di assunzioni e dotazioni per il personale impegnato nell’assistenza domiciliare, il potenziamento del Fondo per la Non Autosufficienza con maggiori finanziamenti per le impegnative domiciliari e residenziali e un fondo dedicato ai caregiver familiari. L’obiettivo dichiarato è ridurre le liste d’attesa e impedire che la cura degli anziani dipenda dall’improvvisazione o dalla sola disponibilità dei parenti.