Scontro istituzionale

Fine vita, il Governo impugna la legge approvata in Veneto

Gallo e Cappato richiamano le decisioni della Consulta su Toscana e Sardegna e criticano il testo Zanettin-Zullo.

Fine vita, il Governo impugna la legge approvata in Veneto

Il ricorso del Governo contro la legge sul fine vita approvata dal Consiglio regionale del Veneto apre un nuovo confronto politico e giuridico sulle competenze dello Stato e delle Regioni. A contestare l’iniziativa dell’esecutivo sono Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’organizzazione e promotore della campagna di iniziativa popolare Liberi Subito.

Secondo i due esponenti, l’impugnazione rappresenterebbe un’ammissione di impotenza della maggioranza e offrirebbe l’occasione per ribadire un principio già riconosciuto dalla Corte costituzionale. La tesi sostenuta dall’associazione è che le Regioni possano intervenire sull’organizzazione dei servizi sanitari per rendere effettivo il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale.

I precedenti di Toscana e Sardegna

Nel motivare la propria posizione, Gallo e Cappato richiamano le pronunce della Corte costituzionale relative alle leggi approvate in Toscana e Sardegna. A loro giudizio, la Consulta avrebbe già chiarito che le Regioni possono disciplinare gli aspetti organizzativi e procedurali di competenza del Servizio sanitario nazionale, anche in assenza di una normativa statale organica sul fine vita.

Il punto indicato dall’Associazione Luca Coscioni è la distinzione tra il riconoscimento del diritto e l’organizzazione delle procedure sanitarie necessarie per garantirne l’applicazione. In questa prospettiva, le amministrazioni regionali potrebbero intervenire sull’organizzazione dei servizi senza entrare nell’ambito delle competenze legislative riservate allo Stato. Gallo e Cappato sostengono che, salvo un eventuale cambio di orientamento della Consulta, il ricorso del Governo avrebbe l’effetto di rendere ancora più evidente l’impasse della maggioranza.

Le critiche alla proposta nazionale

L’associazione rivolge le proprie critiche anche alla maggioranza parlamentare e, in particolare, alla proposta Zanettin-Zullo, indicata come testo base per la discussione sul fine vita. Secondo Gallo e Cappato, il provvedimento sarebbe palesemente incostituzionale perché escluderebbe il ruolo del Servizio sanitario nazionale nell’applicazione delle procedure di aiuto medico alla morte volontaria, proprio l’ambito che, nella loro ricostruzione, la Corte costituzionale avrebbe riconosciuto.

La contestazione riguarda infine lo stallo parlamentare, che secondo l’associazione proseguirebbe da 16 mesi. Il blocco, denunciano i due rappresentanti, impedirebbe di affrontare la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia legale. Il ricorso sulla normativa veneta si inserisce così in un quadro più ampio, nel quale resta aperto il confronto sulla distribuzione delle competenze tra Parlamento, Regioni e sistema sanitario nell’attuazione delle decisioni della Consulta.